Come evangelizzare la sicurezza, dalle multinazionali alle PMI

La gestione della sicurezza è Insomma, roba da multinazionali. Ma per le PMI resta pochissimo margine d’azione. Soluzione? Un ponte tra gli output economici della security e quelli di bilancio, sopratutto per consentire alle PMI di avere uno strumento per fare finalmente qualcosa di concreto.

Traendo spunto dal tema della discussione affrontata in sede di riunione con i soci ANSSAIF, che si è tenuta lo scorso 12 aprile, questa settimana intendo soffermarmi sul modo in cui i promotori della sicurezza affrontano la questione. E’ percezione diffusa, per chi se ne occupa, che la maggior parte delle volte non sia ascoltato. A questo punto c’è da chiedersi se la strategia di comunicazione adottata ed i temi proposti siano effettivamente validi.

 

E’ usanza tentare di coinvolgere gli interlocutori ponendo in primo piano il disagio ed i danni provocati dagli incidenti, quando possibile mirando a raccontare gli eventi catastrofici. Ma se quest’approccio può funzionare, risalendo la scala gerarchica, sino al middle management –  impressionabile dai racconti -, il top management ha imparato a rispondere a tono, vanificando qualsiasi sforzo evangelico.

 

Le obiezioni comuni sono: gli investimenti in consulenza e tecnologia sono troppo elevati – poi chissà se un incidente accadrà mai, proprio a me – e lo stesso vale se paragonati con eventuali sanzioni a fronte dell’inosservanza di requisiti delle normative obbligatorie (tanto i controlli li fanno ogni morte di papa). Inoltre gli stessi promotori della sicurezza, nel tentativo di ricercare le aree di miglioramento che possano ricondurre ad una maggiore stabilità sull’argomento, sono molto concentrati sui soliti temi, alcuni più nuovi, altri un po’ troppo datati per risultare ancora irrisolti.

 

Riguardano l’importanza del ruolo ricoperto dalle persone nelle attività di prevenzione e gestione dei rischi, l’eccessiva attenzione verso i sistemi tecnologici a discapito delle questioni organizzative e l’approccio commerciale aggressivo dei vendor di settore che propongono soluzioni ben confezionate – a svantaggio di uno stile sartoriale, essenziale per le PMI -, ingessate e sovradimensionate, anche nel prezzo. Poi esiste il discorso che riguarda l’adeguatezza dell’offerta formativa universitaria e l’incapacità delle organizzazioni di promuovere la consapevolezza.

 

Proviamo però a ragionare su un ulteriore aspetto:   (per continuare a leggere l’articolo si prega di cliccare qui)

 

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