Generale Ramponi ‘Trump, la Siria e l’immobilismo di Obama’

Trump, ha dimostrato una forte, incisiva e potente presenza americana nell’area Siriana, con l’attacco della scorsa settimana. Aveva, a più riprese criticato l’immobilismo di Obama, nell’area, ma soprattutto, quello che deve averlo fatto decidere a compiere un tale gesto, è il ruolo decisivo della Russia nel conflitto siriano.

Tutto ha avuto origine da un bombardamento effettuato da parte siriana sulla città di Khan Shaykhun, nella provincia di Idlib, area ancora saldamente nelle mani della coalizione di ribelli siriani, (Jihadisti, Islamisti, Moderati e altri).

 

Il bombardamento, che ha ucciso un’ottantina di persone, tra cui, circa trenta bambini, sarebbe, quasi certamente stato condotto con bombe al gas nervino. Diverse organizzazioni internazionali, gli USA e la UE, hanno accusato, come responsabile dell’attacco, il Presidente siriano Bashar al Assad. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU, ha discusso una risoluzione contro di lui, stoppata come al solito dalla Russia. Quest’ultima ha, in successione, espresso due interpretazioni del fatto, attribuendone la responsabilità ai ribelli, peraltro, senza molto successo.

 

Dal momento che l’andamento delle operazioni belliche si sta sviluppando in modo favorevole per Assad, è lecito chiedersi perchè abbia impiegato i gas. Questo mantiene qualche dubbio sulla vera origine del bombardamento.

 

In ogni modo, il fatto ha suscitato una forte reazione in tutto il mondo, determinata dalle impressionanti e sconvolgenti foto di bimbi uccisi dal gas.

 

Tra coloro maggiormente colpiti dalla crudezza delle immagini, è stato il Presidente USA Donald Trump, il quale ha dichiarato: “Quell’attacco contro i bambini ha avuto un grande impatto su di me. Un grande impatto. È stato orribile. Di peggio, non c’è molto”. Ha, poi aggiunto: ”È altamente possibile, anzi, sta già succedendo, che il mio atteggiamento verso la Siria e verso Assad, cambi molto. Quello che è successo ieri è inaccettabile”.

 

Dopo queste affermazioni, nella notte il Presidente Trump ha ordinato, suscitando la generale sorpresa, il lancio di 59 missili Tomahawk sulla base siriana di Shariat, da dove ritiene siano partiti l’attacco con bombe chimiche, dopo aver avvertito tutto il mondo degli interessati, addirittura anche i siriani.

 

L’ambasciatore Usa presso le Nazioni Unite ha dichiarato: “Gli USA non resteranno a guardare, nel caso vengano usate armi chimiche”, motivando in tal modo l’intervento. Dopo qualche momento di perplessità, l’ONU e tutto l’occidente hanno commentato favorevolmente l’iniziativa Usa, mentre la Russia e l’Iran hanno commentato negativamente definendo l’attacco “illegittimo”.

 

Come sempre accade, anche questa volta, si sono scatenati tutti i numerosissimi tecnici, esperti e professori in ambito nazionale e sono state formulate le ipotesi più varie e, assai spesso, strampalate.

 

Io penso che, in realtà, il Presidente Trump, stesse aspettando l’occasione per dimostrare una forte, incisiva e potente presenza americana nell’area, al di là di quella esercitata con la coalizione a sostegno dell’esercito iracheno nelle operazioni contro l’Isis. Intanto aveva, a più riprese criticato l’immobilismo di Obama, nell’area, ma soprattutto, quello che deve averlo fatto decidere, è il ruolo decisivo della Russia nel conflitto siriano.

 

Quest’ultima, infatti, ad un certo punto, è intervenuta massicciamente a favore di Assad e, con l’appoggio di Iran e, successivamente della Turchia, ha ribaltato le sorti del conflitto, volgendole a favore del Presidente siriano.

 

Penso che il buon Donald, che peraltro, ha annunciato da tempo addirittura un aumento delle spese militari che già sono esorbitanti, rispetto a quelle di tutti gli Stati del mondo:( due volte quelle dell’intera UE, dieci volte quelle russe, ecc.), si sia posta la domanda di come mai gli USA, nonostante il loro formidabile arsenale bellico, e, a malgrado della loro posizione politica nel mondo, siano così poco efficacemente presenti in appoggio all’Iraq e completamente assenti in Siria, area caldissima.

 

Penso che, al di là dei piccoli attriti iniziali, l’intervento Usa non causerà alcuna definitiva rottura dei rapporti con la Russia, mentre avrà in ogni modo dimostrato una certa decisione per interventi nell’area e potrà trattare con i russi, da una posizione migliore.

 

Ora tutti sanno che in Siria anche gli USA sono pronti a intervenire. Era quel passo, di esclusivo carattere politico, che voleva Trump. Rimarrà sempre difficile trovare tra Assad e i “rivoltosi” che lo dovrebbero sostituire, una soluzione di compromesso.

 

Voglio concludere con un accenno ai “rivoltosi”.

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