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Terrorismo ed Impresa

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Lo speech del prof. Vittorfranco Pisano al Workshop dell’8 giugno sulla protezione delle Infrastrutture Critiche

Col. t.SG Prof. Vittorfranco Pisano, Polizia Militare, US Army (R)

Capo Dipartimento Scienze Informative per la Sicurezza

Università Popolare UNINTESS – Università Internazionale di Scienze Sociali (www.unintess.it)

 

 

Terrorismo e Impresa: Situazione Attuale Prospettive

 

Nel contesto contemporaneo dei rischi e delle minacce alla sicurezza interna e internazionale, il terrorismo può essere funzionalmente descritto come una forma di conflittualità non convenzionale caratterizzata da quattro elementi essenziali: la violenza criminale, che lo distingue dall’uso legittimo della forza; il movente politico, politico-religioso o politico-sociale, che lo distingue dalla delinquenza comune e dalla criminalità organizzata; la clandestinità a livello di strutture e dinamiche, che lo distingue dalla violenza politica ordinaria per sua natura alla luce del sole; e l’azione proveniente da aggregazioni non statali, con o senza l’apporto di Stati sostenitori, che lo distingue, infine, da violazioni del diritto internazionale direttamente attribuibili a singoli Stati.  

 

Contemporaneamente il terrorismo costituisce la forma più visibile di conflittualità asimmetrica, ovvero lo sfruttamento delle debolezze di un avversario più forte da parte di un avversario più debole.

 

Statisticamente, il settore imprenditoriale è quello più frequentemente colpito a livello globale. Nel “calcolo terroristico” – che comporta la selezione del bersaglio, la pianificazione e l’esecuzione – gli obiettivi imprenditoriali sono altamente appetibili perché contemporaneamente simbolici, pragmatici, remuneranti e accessibili.

 

            L’impresa non solo rientra in tutte queste categorie, ma è altresì una proiezione della potenza nazionale. Inoltre, il danno apportato al settore imprenditoriale influisce sul sistema economico della nazione e comporta in ogni caso un successo per l’attentatore.

 

Infatti, le statistiche annuali raccolte a partire dal 1968 rivelano che i bersagli di natura imprenditoriale tendenzialmente rappresentano la maggioranza assoluta o quantomeno quella relativa delle aggressioni nei confronti di tutti gli obbiettivi presi di mira (imprenditoriali, istituzionali, diplomatici, militari, ecc.). Solo in aree geopolitiche afflitte da conflitti che comportano l’impiego sostanziale delle forze armate possono verificarsi attentati terroristici contro obiettivi militari numericamente superiori a quelli ai danni di obiettivi imprenditoriali. E’ significativo che l’attentato terroristico a tutt’oggi più scientemente e meticolosamente mirato e maggiormente distruttivo sia stato indirizzato l’11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle di New York, l’obiettivo imprenditoriale di massima rappresentatività. In quel caso si è trattato di colpire l’Occidente visto come sistema non solo politico e sociale, ma in notevole misura economico.      I principali obiettivi terroristi in ambito imprenditoriale includono le linee aeree (aeromobili, impianti ed uffici), istituti di credito, agenzie turistiche, società petrolifere (oleodotti, depositi, impianti ed uffici) e società multinazionali e relative rappresentanze in generale.   Le imprese, nella loro specifica vulnerabilità,  sono soggette ad una serie di atti terroristici che spaziano dalle semplici minacce ed atti vandalici agli attentati incendiari e dinamitardi (con ordigni sia improvvisati sia sofisticati), alle irruzioni, alle “imposte patriottiche” o “rivoluzionarie”, ai sequestri d’imprenditori e dirigenti d’azienda (sia a fini di riscatto che squisitamente politici), alle aggressioni informatiche. La tipologia del bersaglio è variabile in rapporto a situazioni geopolitiche o temporali come, ad esempio, l’alta percentuale di sequestri ed altre violenze nei confronti di dirigenti d’azienda e danneggiamenti di oleodotti commessi sistematicamente e ripetutamente in America Latina oppure gli attentati emblematici durante la Guerra del Golfo del 1991 e l’intervento in Kosovo del 1999 ai danni di McDonald’s, Blockbuster, Planet Hollywood e Coca-Cola.       L’aggressione nei confronti del settore imprenditoriale scaturisce praticamente da tutte matrici del terrorismo: l’estremismo ideologico, il radicalismo religioso, l’oltranzismo ambientalista e animalista e la protesta “anti-global”.   

Da queste osservazioni e considerazioni emerge la centralità dell’impresa quale bersaglio, la necessità di sviluppare una cultura della sicurezza nel settore privato e l’esigenza non solo di collaborazione tra sicurezza pubblica e privata, ma anche il potenziamento di quella privata con l’utilizzo di attrezzature di natura tecnologica che integrano l’apporto indispensabile dell’elemento umano a livello d’intelligence e di physical security.

 Utopisticamente la sicurezza consiste nell’assenza di pericoli. Realisticamente la sicurezza riguarda, piuttosto, la capacità di far fronte a rischi e minacce che nel mondo contemporaneo possono tramutarsi in pericoli cagionati in particolar modo dal ricorso alla conflittualità non convenzionale, la cui manifestazione più inquietante è il terrorismo interno e internazionale.             Poiché una notevole componente dell’opera di contrasto è costituita dalla prevenzione,  sarebbe altresì utopistico ritenere che tale compito possa essere assolto unicamente e totalmente dalle forze di pubblica sicurezza. La facilitazione e il successo dell’attività preventiva richiedono la fattiva collaborazione dei singoli cittadini e, in maggior misura, delle organizzazioni private. Necessariamente propedeutica è la sensibilizzazione dell’intero settore privato nei confronti della minaccia affinché esso sia in condizione di esercitare la vigilanza del caso, ridurre la propria vulnerabilità e riferire ai tutori dell’ordine eventuali segnali di avvertimento e di pericolo. Nei casi, poi, in cui si verifica una carenza o insufficienza di specialisti appartenenti alla Pubblica Amministrazione è opportuno, previo eventuale rilascio di nullaosta di sicurezza, avvalersi dell’impiego saltuario o ricorrente di specialisti privati. L’utilizzo complementare di professionisti provenienti dal settore privato può rivelarsi particolarmente proficuo, ad esempio, nell’addestramento del personale addetto all’antiterrorismo per garantire un approccio non solo poliziesco ma anche multi-disciplinare nell’insegnamento della materia. Le imprese in particolare vanno sollecitate e incoraggiate: primo, nello sviluppo di criteri di monitoraggio della minaccia attinente al loro settore (ad esempio, quello bancario onde rendere più arduo il finanziamento clandestino di aggregazioni eversive e violente); secondo, nell’adozione di misure di protezione passive ed accessorie a quelle che rientrano nella sfera della tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale da parte dello Stato; terzo, nel mantenimento di contatti sistematici con gli organi di polizia per lo scambio d’informazioni di reciproca utilità.  Risaltano i settori energetici e chimico-farmaceutici, nonché quelli riguardanti le infrastrutture e i trasporti, fra le aree più rilevanti dove la vigilanza interna aziendale, accompagnata da un’accurata analisi di ogni potenziale turbamento della sicurezza, può fattivamente ausiliare i compiti delle Autorità statali.    Con riguardo alla collaborazione nel contrasto alla criminalità informatica di qualsivoglia matrice, è stato proposto che la minaccia andrebbe divisa, secondo la terminologia inglese, in tre categorie: quotidiana (everyday), potenzialmente strategica (potentially strategic) e strategica (strategic). La stessa proposta sostiene che questa triplice categorizzazione della minaccia andrebbe contemporaneamente accompagnata da una ripartizione dell’opera di contrasto affidandone la relativa responsabilità primaria al settore privato per quella quotidiana, allo Stato per quella strategica e a entrambi i settori, pubblico e privato, per quella potenzialmente strategica. 

Al fine di disporre di una prima linea di difesa preventiva contro numerose forme di aggressione, le organizzazioni private e in special modo le imprese debbono mutuare, adattandoli alle esigenze dei loro specifici settori, i criteri di intelligence premonitoria – branca essenziale dell’intelligence nel contesto della prevenzione – da tempo sviluppati e impiegati dagli apparati di sicurezza e di difesa statali.

 

Tale adattamento comporta lo sviluppo, a seconda dei casi in via autonoma o in sinergia con le Autorità di pubblica sicurezza, di indicatori e procedure basilari che possono essere così sintetizzati:  

 

1. Analisi della specifica vulnerabilità fisica e materiale relativa al proprio settore di produzione di beni o servizi e più approfonditamente alla propria impresa, incluse le risorse umane, i beni aziendali e le procedure tecniche.

 2. Identificazione di ogni fattore storico, politico, economico, sociale, religioso o di altra natura passibile di sfruttamento delinquenziale, sia di matrice esclusivamente criminologia sia d’ispirazione politica, nelle aree nazionali ed estere dove operano l’impresa e il settore di riferimento. 3. Acquisizione di un’adeguata conoscenza dei fini, delle strutture, del modus operandi e degli obiettivi preferenziali di organizzazioni e formazioni inquadrabili in fattispecie quali la delinquenza comune, la criminalità organizzata, la violenza politica ordinaria (manifestazione alla luce del sole) e il terrorismo (per sua natura intriso di clandestinità) – quest’ultimo riconducibile a matrice politica, politico-religiosa o politico-sociale – e presenti nelle aree geopolitiche d’interesse dell’impresa e ad esse limitrofe. 4. Raccolta di precedenti e monitoraggio con impegno costante, sistematico ed analitico di fatti, atti e andamenti potenzialmente o effettivamente lesivi della propria sicurezza imprenditoriale e di settore.             Mentre la cultura della sicurezza e il contrasto ai fenomeni che mettono la sicurezza a repentaglio non si esauriscono con l’intelligence premonitoria, questa branca informativa e analitica costituisce un fondamentale punto d’incontro tra le specifiche e differenziate competenze e attribuzioni del settore pubblico e di quello privato.