Brescia ed il terrorismo.

Su BresciaOggi, scrive Paola Buizza:

«Siamo uno Stato trainante – conferma il dirigente della Digos di Brescia Antonio Rainone, – perché veniamo da una storia che si è rodata su fenomeni interni di terrorismo negli anni Settanta e Ottanta». Una sorta di background adattato nel tempo che permette di anticipare i fenomeni «individuando i cosiddetti reati spia», quelli che lasciano intravvedere una sorta di ambizione criminale. Le transazioni finanziarie, ad esempio. Il questore ricorda il filo che unì Brescia alla strage di Mumbai, in India, nel 2008. Le schede telefoniche utilizzate dai terroristi vennero pagate con un bonifico effettuato da Brescia. Nella nostra provincia il terrorismo che poi si è mosso su scala internazionale ha lasciato tracce più o meno marcate, dal transito di persone sospette alla presenza di giovani stranieri nel tempo protagonisti di percorsi di radicalizzazione connotati da uno «jihadismo da tastiera» spesso prodromo di catastrofi.

OTTO I SOSPETTI jihadisti espulsi da Brescia dal 2015 per «motivi di sicurezza dello Stato» e rimpatriati nei loro Paese con un biglietto di sola andata. Numeri che collocano la nostra provincia al secondo posto regionale e al quinto della classifica nazionale guidata da Milano, con 20 espulsioni.

Riportiamo questa notizia in quanto ci siamo più volte domandati, in occasioni di riunioni a Brescia, perchè tanti giovani fossero lasciati senza fare nulla dalla mattina alla sera. Infatti, trovavamo le stesse persone, nei stessi siti, nelle stesse posizioni, all’andata ed al ritorno; 7-8 ore a far nulla, o a chiacchierare. Ci siamo quindi chiesti: «non possono essere dei candidati al proselitismo jihadista?».   Ora abbiamo la conferma.

La domanda successiva è: «quanti altri casi esistono come quello di Brescia? Perchè   lo Stato non si decide o a farli lavorare (a pulire le strade, ad esempio? ) o a mandarli a casa loro?

 

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