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OT n.18 La Newsletter di Osservatorio Terrorismo

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Editoriale

OT continua a lavorare con lo stesso approccio che ci caratterizza fin dall’inizio: multidisciplinare, culturale e pratico. Nessuna contraddizione, ma una volontà entusiasta di migliorare le competenze dei responsabili della sicurezza per aiutarli a fare il loro lavoro al meglio.
Nel numero 18 di OT siamo orgogliosi di presentarvi il contributo di Romain Defline sull’importanza del feedback dopo la crisi: cosa è stato fatto bene, cosa è andato storto, dove possiamo migliorare la prossima volta, … Spesso non prestiamo sufficiente attenzione all’analisi post-crisi e Romain ci aiuta a capire perché il feedback è un fattore cruciale. Questa riflessione nasce da una richiesta pervenuta dall’INHESJ (Istituto Nazionale per gli Studi Superiori sulla Sicurezza e la Giustizia, alle dipendenze del Primo Ministro) di tenere una lezione di 3 ore su questo argomento a un gruppo di alti funzionari del ministero degli affari interni francese prima dell’assunzione di nuove responsabilità. Romain ci spiega che “il feedback è diverso dal rapporto, che viene eseguito quando si chiude la cella di gestione delle crisi. Il feedback è una fase fredda. Quindi le parole seguenti sono cruciali: fiducia, attenzione, professionalità, valore aggiunto e semplicità”.

Spesso leggiamo o ascoltiamo che l’Italia non è stata colpita dai recenti attacchi terroristici grazie all’esperienza sviluppata contro la criminalità organizzata e le Brigate rosse. Probabilmente questa interpretazione è corretta, ma dobbiamo prestare attenzione alla diffusa minaccia dell’anarco-insurrezionalismo nei confronti del settore bancario. Pietro Blengino ha analizzato un arco temporale di dodici anni di attacchi alle filiali bancarie di tutto il mondo ed è emerso che sono stati perpetrati 131 attacchi. È un fenomeno che ha colpito (e colpisce) soprattutto il Sud Europa e il Sud America. In questo contesto viene evidenziato che oltre il 62% degli attacchi è stato commesso in Italia. Dobbiamo affrontare una sorta di terrorismo solo apparentemente di “bassa intensità” perché abbiamo registrato molti casi in cui l’anarchico insurrezionale ha mostrato la volontà di uccidere o ferire le persone. È un alert che lanciamo dalla nostra newsletter e vogliamo mantenere alta l’attenzione degli esperti delle Forze dell’Ordine, del settore bancario e della sicurezza.

Ultima ma non meno importante l’importanza dell’analisi geopolitica. Come sottolinea Romain, il nostro contributo aiuta i responsabili della sicurezza a comprendere meglio lo scenario generale.

Federico Severoni ha partecipato al convegno “Prospettive balcaniche” che si è tenuto lo scorso 17 maggio a Roma, a Palazzo Montecitorio. Come il recente incidente tra Serbia e Kossovo dimostra che la situazione dell’area balcanica rimane critica per ragioni etniche, politiche e religiose e le loro possibili conseguenze sul lato terroristico.

Riccardo Barracchia ci presenta il tema del difficile rapporto tra Stati Uniti e Cina, rivedendo l’ultimo libro di Graham Allison, “Destinati alla guerra. America e Cina possono sfuggire alla trappola di Tucidide? “. Per evitare questo rischio, America e Cina devono riconquistare la stessa mentalità dimostrata con Henry Kissinger e Zhou Enlai nel 1972. Un’altra recensione interessante di un libro sull’approccio economico della Cina è stata proposta da un caro amico di OT che ha letto per noi l’ultima analisi di Antonio Selvatici, “La Cina e la nuova via della seta”. Questo studio ci spiega quali sono gli obiettivi della Cina e come il governo cinese vuole raggiungerli.

Carla Capobianchi infine ha letto per noi “Vergogna ed esclusione. L’Europa di fronte alla sfida dell’emigrazione” di Umberto Curi. Carla inizia la sua recensione da un verso di una canzone africana “Sono atterrato sull’altra riva. L’oscurità mi avvolge. Nessuno sa cosa, nella mia solitudine, devo sopportare”per descrivere la drammatica situazione dei migranti”.

La realtà dell’immigrazione nei paesi occidentali è mostrata dal lato dell’emozione, potenzialmente distruttiva, della vergogna. La vergogna che prova il migrante, la vergogna di “esserci” in una realtà sociale di esclusione, rifiuto e indifferenza, la vergogna di vivere “una condizione considerata anormale, vergognosa, irregolare, punibile …”

Questo approccio aiuta a capire il significato profondo delle ultime parole di quella canzone africana inizialmente citata appare chiaro: “Allora è meglio morire, piuttosto che vergognarsi per sempre”.

L’importanza del feedback dopo una crisi

di  Romain Defline
Non trascuriamo la minaccia anarchica insurrezionale.

di Pietro Blengino
Recensione del volume: “La Cina e la nuova via della seta”

di E.A.
“Destinati alla guerra” – Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?

di Riccardo Barracchia
Il recente Convegno “Balkan Perspectives”

di Federico Severoni
“Vergogna ed esclusione. L’Europa di fronte alla sfida dell’emigrazione”

di Carla Capobianchi