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Minacce terroristiche:” The Reshaping of Non-State Actors”.

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Minacce terroristiche:” The Reshaping of Non-State Actors”.

Secondo appuntamento annuale della Nato Foundation Defense College sul terrorismo internazionale, la conferenza tenutasi presso la Protomoteca del Campidoglio il 9 dicembre si è focalizzata su un’accurata panoramica delle soluzioni -e strategie- messe in atto dagli Stati del patto atlantico contro una nuova generazione di minacce terroristiche, sempre più strutturate e finalizzate al Cyber trafficking.

 

Stefano Silvestri, Vice Presidente del Nato College, nel delineare le nuove strategie messe in atto da parte dei –seppur indeboliti- gruppi Jihadisti si è soffermato su un’accurata analisi delle ragioni politico-sociali che hanno determinato la rapida trasformazione del modus operandi del Daesh nell’ultimo biennio.

Nel dettaglio, sebbene lo Stato Islamico sia stato notevolmente indebolito sul territorio è tuttora capace di generare una seducente attrazione nei confronti dei giovani provenienti da contesti e regioni economicamente provati. Nella sua anima più profonda, l’attuale terrorismo è sempre meno incentrato sulla diffusione di precetti propri del fanatismo religioso ma determinato ad ottenere successi ben più tangibili e materialistici, frutto di attività che spaziano dal traffico di esseri umani nel Sahel, riciclaggio di denaro sporco e, a livelli più organizzati, attacchi cyber solitamente di tipo ransomware. Questa repentina trasformazione delle modalità di reclutamento delle nuove leve ha portato i servizi di intelligence ad un lavoro sempre più arduo e difficoltoso nel contrasto ai gruppi jihadisti.  Infatti, gli attori della Black economy poggiano le loro –ormai- solide basi nel comparto digitale con ben ovvie conseguenze in termini di facilità e ed esponenziale diffusione dei dettami del fanatismo religioso.

A tal proposito, il Dott. Silvestri ha evidenziato la primaria importanza del contrasto a ogni forma di finanziamento diretto e indiretto del terrorismo internazionale; mi ricorda la celebre frase “Follow the Money” dal film “Tutti gli Uomini del Presidente” del 1976 che espone con chiarezza i metodi più efficaci per stroncare le organizzazioni jihadiste.

 

La conferenza è proseguita con gli interventi di Ely Karmon e Petter Nesser, rispettivamente ricercatore dell’ “International Institute for Counter Terrorism” e ricercatore senior del Norwegian Defence Research Establishment, sugli effetti dei recenti attacchi islamici nel continente europeo. Le considerazioni in merito emerse dai panelists giungono ad una conclusione evidente: le principali azioni terroristiche in Europa hanno interessato e interessano tuttora i paesi con una massiccia presenza di immigrati di seconda generazione di fede musulmana.

Molti di questi giovani, che non di rado conducono una vita economicamente disagiata, si ritrovano in paesi con usi e costumi diametralmente opposti da quelli di provenienza e genera in loro un sentimento di alienazione, alienazione che rappresenta terreno fertile per i reclutatori della Jihad. Il Salafismo si insinua in questi dubbi, timori e paure di ragazzi che fanno fatica a riconoscersi in un ambiente a loro estraneo e riesce nell’intento di distoglierli dall’arduo percorso di integrazione e accettazione dei valori democratici propri dei paesi occidentali.

Petter Nesser segue argomentando un’altra fattispecie sempre più diffusa: l’incapacità di molti governi UE di gestire terroristi recidivi già in precedenza schedati per fenomeni di radicalizzazione, e l’attentato di Londra del 29 novembre è l’ultimo di numerosi casi di individui già conosciuti ai servizi di intelligence cui non si è trovata soluzione giuridica per una loro neutralizzazione. Non dimentichiamo che i numerosi attacchi contribuiscono a polarizzare l’opinione dei cittadini UE sul fronte dell’appartenenza politica e delle tematiche connesse alle politiche di immigrazione.

Federico Severoni