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Quali sono le molle che spingono un giovane ad abbandonare un lavoro sicuro per lanciarsi come imprenditore?

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Quali sono le molle che spingono un giovane ad abbandonare un lavoro sicuro per lanciarsi come imprenditore?[1]

Di Marco Recchia

Ce lo racconta Andrea Chiappetta che ha partecipato ad un incontro con i giovani soci ANSSAIF lo scorso 3  Marzo 2020.

Andrea ci ha raccontato che, in primo luogo, per partire ci vuole uno shock, cioè uno stimolo fisico o psichico di notevole intensità, un evento così forte da obbligarci a riconsiderare le nostre scelte professionali e personali.

Andrea non ci ha raccontato in dettaglio quale shock aveva subito, preferendo piuttosto parlare di come avesse reagito.

Penso che sia il caso di ricordare che dietro la crisi ci sia sempre una opportunità e ed è quella che dobbiamo saper prendere al volo; a maggior ragione in un momento storico che necessità di una forte capacità di cogliere le opportunità derivanti da innumerevoli cambiamenti in tempi brevi; uno shock appunto.

Cosa fare quindi? Si tratta di mettere in campo tre elementi fondamentali:

  • Relazioni, moneta migliore dei bit coin; devono aiutarci a entrare nelle porte che ci interessano
  • Finanziamenti, in moneta corrente, ma molto spesso acquisibile in altri paesi UE.
  • Passione, valuta fondamentale, il sogno che vogliamo realizzare, forse il motore indispensabile del nostro progetto.

Una start up è un’azienda che può remunerare bene gli investitori, ma la remunerazione non può aspettare e quindi la parola d’ordine è RAPIDITA, cioè creare nel più breve tempo un azienda produttiva, allettante per chi volesse comprarla

Su questo punto Andrea si è soffermato sottolineando che chi compra un’azienda, compra anche il personale; tante volte si dice che le persone che lavorano in una azienda sono la risorsa più preziosa.

Nel caso che stiamo esaminando l’azienda è piccola e quindi per chi volesse comprarla sarà più facile conoscere le persone, quelle stesse persone che hanno dato l’anima per produrre quel  prodotto o servizio che ha dimostrato la sua validità.

Poche persone fermamente convinte della loro idea e pronti a dare l’anima per realizzarla: in altre parole un team ben coeso in cui ognuno può e deve aiutare gli altri.

Sono piccoli particolari che rivelano se il gruppo o la squadra che sia funziona, è affezionata al contesto in cui opera. “Provate a vedere se le persone che lavorano quando escono da una stanza spengono la luce”, che è un modo semplice per valutare l’attenzione agli sprechi.

Un altro aspetto che è necessario considerare è il distacco tra giovani e senior.

Tutti devono poter lavorare con serenità e secondo le modalità che sono più consone: un ragazzo di 23 anni verrà in calzoni corti e saprà essere produttivo alla stregua del senior che troverà più consono avere i pantaloni lunghi e la cravatta. Il reciproco rispetto per i differenti lavori che impegnano gli addetti.

Non è vero che tutti gli addetti possono fare tutto: in una azienda sana, ognuno deve saper fare bene il proprio lavoro.

Invece se le risorse umane hanno capito il contesto vedremo persone che sanno fare bene il loro lavoro e sapranno anche trasferire competenze.

Quest’ultimo aspetto non è solo competenza delle risorse senior, ma anche i più giovani possono trasferire competenze e conoscenze, per esempio quando trasmettono entusiasmo, fiducia, leadership alle risorse più grandi.

 

 

[1] L’articolo si riferisce ad un incontro del 3 marzo 2020, prima che l’emergenza coronavirus fosse esplosa in tutto il mondo