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Smartphone questo sconosciuto.

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Smartphone questo sconosciuto.

Di Vito Milio

 

La realizzazione di interfacce sempre più intuitive e l’eccessiva facilità d’uso è diversamente proporzionale alla sicurezza se a gestire lo SmartPhone è un neofita.

Per un mero ritorno economico, piuttosto che creare un vantaggio si è pensato di rendere le cose estremamente facili in favore di un larga diffusione e quindi vendite più facili.

Fermiamoci un attimo e domandiamoci: come si troverebbe oggi un informatico vecchio stile? uno di quelli nati con i terminali a caratteri da 24 righe e 80 colonne?

1970-1985 anni in cui l’elettronica si stava diffondendo e l’informatica la insegnavano le grandi aziende multinazionali e scuole superiori e le università ancora non erano pronti e tutti la chiamavano la cibernetica o il calcolatore elettronico.

La rapida evoluzione di quel periodo ha portato molti a fantasticare proprio sulla possibilità di essere messi in collegamento tramite l’etere, cosa impossibile per alcuni ma la storia ci insegna che se si vuole realizzare qualche cosa di innovativo occorre crederci e così in poco tempo, eccoci qua tutti o quasi con un telefonino in mano salvo arrivare ad oggi nel 2020 con due o tre telefonini in mano.

Dispositivi personali la cui evoluzione ci porta oggi ad avere la possibilità di disporre in una sola  mano tutto il nostro background di conoscenze.

Il fine ultimo supportare il lavoratore nel semplificare le azioni ripetitive dare la possibilità di lavorare in modo più semplice supportando nella gestione e consentire di offrire i servizi più disparati.

 

In tutti questi anni tuttavia ci si è mossi in ordine sparso ed abbiamo assistito ad una evoluzione comportamentale sull’approccio all’uso delle tecnologie informatiche. Abbiamo assistito ai modelli comportamentali più svariati, come: chi non ne vuole sapere a prescindere, chi credeva di conoscere, chi invece si era evoluto al punto da essere autosufficiente e chi addirittura prestava la sua conoscenza oltre che per sé ad amici e/o parenti (Quanti di voi avranno sentito dirsi… sei informatico… ho bisogno di un parere oppure ho un problema al mio computer di casa). Si è creato quindi un divario che ha visto da un lato la necessità di creare uno strumento informatico a supporto, dall’altro la totale indifferenza degli individui che hanno pensato che un computer potesse fare tutto da solo.

Allora anziché educare si è pensato di sopperire alle enormi richieste di supporto, rendendo più semplice possibile l’uso di queste tecnologie.

La ricerca spasmodica di soluzioni più semplici ed intuitive possibili, prima sono stati “inventati” i sistemi con interfacce grafiche poi, nella ricerca sempre più frenetica della semplicità si è passati ai sistemi con tecnologia touch, ed ecco qui che si palesa all’orizzonte una figura nuova il “Nativo Digitale”.

Il Nativo Digitale

Ci piace definirli “esserini” (piccoli mostriciattoli) che totalmente inesperti e catturati dagli schermi luminosi e colorati di un Tablet o uno Smartphone riuscivano a trovare menu e tirare fuori applicazioni e programmi mai immaginati senza che nessuno abbia insegnato loro qualsiasi nozione d’utilizzo. La figura del “Nativo Digitale” era già presente da anni ma mai nessuno si era accorto; oggi invece tutti ne parlano, sono esseri intuitivi e capaci di smanettare e trovare soluzioni a cose per le quali, per alcuni di noi era impossibile capire come una determinata applicazione si comportasse in un modo piuttosto che in un altro.

Criticità

Chi conosce la teoria dello yin e lo yang ovvero il simbolo del pensiero filosofico cinese il quale dice che in ogni cosa buona è possibile trovare della negatività e in ogni cosa negativa è possibile trovare della positività. Quindi quello che è possibile definire estremamente positivo fa emergere una grossa criticità.  La larga diffusione e la mancata consapevolezza espone l’individuo ad una serie di vulnerabilità.

 

Infatti se analizzato bene possiamo capire che l’assenza di conoscenza degli strumenti e l’accettare in maniera indiscriminata ogni proposta senza conoscerne tutti i dettagli significa affidarsi totalmente ad un mondo pieno di insidie e incontrollato, le cui soluzioni prodotte in rispetto della semplicità potrebbero contenere vizi o difetti che possono compromettere le informazioni a beneficio di terzi malintenzionati.

Basti pensare ad esempio alla possibilità di accedere a file di testo o messaggi e foto che contengono qualsiasi tipo di informazione, compreso codici o password di accesso, ad esempio, del conto corrente o credenziali di accesso a portali sui quali abbiamo affidato i codici delle nostre carte di credito con cui eseguiamo in tutta facilità i nostri acquisti più ricorrenti.

L’aver pensato a realizzare interfacce semplici il cui funzionamento possa essere intuito anche da un bambino da un lato ha reso più semplice l’utilizzo e la diffusione capillare ma dall’altro ha contribuito ad amplificare le vulnerabilità e gli attacchi ai dispositivi che per loro natura tendono ad essere sempre connessi in funzione delle recenti visioni che portano ad essere sempre più connessi verso un nuovo modo di fare comunicazione attraverso piattaforme social, ma non solo,  a discapito di una privacy oggi sempre più compromessa e che vede le informazioni esposte al vento e delle volte anche in modo inconsapevole e a totale insaputa dell’interessato; questi, infatti, ignaro del fatto che una qualsiasi informazione, trasmessa o depositata sulla rete senza i dovuti accorgimenti, se viene archiviata in posti a noi sconosciuti, in giro sulla rete senza controllo, è difficile se non impossibile procedere alla sua rimozione, e qualora questo possa avvenire non è detto che non possa ritornare a galla.